Mina, la matita magica

Piccola premessa: Con questo testo ho vinto un concorso, tale G(iovani)A(spiranti)S(crittori) al minimo nel contesto del Fantasio Festival di Moony Witcher, nonostante a me non piaccia proprio.

Come ogni anno a casa di Max l’albero era pronto, ai suoi piedi decine di pacchetti affollavano il pavimento, intralciando la strada dei suoi familiari affaccendati per gli ultimi preparativi per la cena di Natale. E lui fissava quei pacchi, pregustava il momento di aprirli come si pregusta il sabato, ben sapendo che la domenica, come il regalo, passa in un attimo. Ed allora il ragazzo attese a lungo, ma, finalmente la notte di Natale arrivò, a mezzanotte esatta si svegliò di soprassalto, percorse i gradini praticamente volando e planò fino al salotto, lì i suoi tanto bramati regali erano pronti per essere scartati. Si sedette sul pavimento e cominciò con il primo, il più grosso, sentiva che poteva farlo felice; e così fu. Dilaniò bramosamente la carta di almeno una dozzina di pacchi, finché non ne rimase che uno. Quello di sua nonna. Era molto piccolo e cilindrico, il ragazzo però si aspettava che contenesse una vera e propria sorpresa, perché sapeva che l’anziana signora era un po’ mattacchiona e si divertiva a inventare cose sempre nuove. Quello che però vide una volta distrutto quell’ultimo pacchetto lo deluse tantissimo, solo una semplice matita, nient’altro. Il ragazzo la osservò, cercando di capire se nascondesse qualch’cosa d’altro, niente, solo legno e mina. Max decise di tenere lo stesso la matita, almeno per simpatia verso la nonna, la ripose nel suo astuccio, e lì rimase per una settimana.
La madre di Max continuava ad esortare il ragazzo ad incominciare i suoi compiti, ma lui non ne aveva voglia, preferiva stare tutto il giorno davanti al computer. Quella mattina, però, il ragazzo si stufò di tutte le insistenze della madre e decise di iniziare le lezioni. Prese il diario, lesse i compiti e decise di incominciare dalla materia che odiava di più, arte, doveva fare due disegni, uno con un soggetto a scelta ma sfumato in matita, mentre nell’altro doveva fare un ritratto ad un suo familiare. Il ragazzo decise di partire dal ritratto, credeva, infatti, che copiare fosse più semplice di creare; decise di ritrarre la madre, anche per darle prova di star facendo i compiti. La raggiunse armato di blocco di fogli e astuccio, si sedettero e la donna si mise in posa. Max aprì l’astuccio e, senza accorgersene, prese la matita che le aveva regalato la nonna e incominciò a ritrarre sua madre. Dopo pochi tratti il ragazzo si fermò perché gli sembrava che la matita si muovesse da sola, credette però che si trattasse solo della sua immaginazione e ricominciò a disegnare, nonostante la sensazione persistesse. Ad un certo punto si accorse che quello che stava tracciando non era il volto della madre ma una cosa informe, si fermò per qualche istante per capire quello scarabocchio, sapeva che le sue doti di pittore erano praticamente nulle ma quello che stava disegnando era indecente, fu in quel momento che ricordò la strana sensazione che gli aveva dato la matita quando aveva incominciato a scrivere, provò al lasciar scorrere la punta sulla pagina e si accorse che non era lui a guidare l’oggetto, ma l’esatto contrario; decisamente seccato dallo spiacevole effetto che aveva la matita sulla sua già scarsa abilità pittorica prese un temperino e iniziò a temperarla. Improvvisamente provò una strana sensazione di dolore alla testa, poco dopo nello stesso luogo sentì una voce femminile che gli parlava, si accorse subito di essere l’unico a sentirla :-Mi fai male, basta! Ti prometto che farai disegni fantastici se smetti di temperarmi!- Max si bloccò di colpo e, grazie all’ultima frase, capì che colei che pronunciava quelle parole era la matita, la osservò scioccato per qualche istante poi si rese conto che, in effetti, quella matita era dono della nonna, quindi tutto era possibile. Il ragazzo si decise a parlare a sua volta con l’oggetto, si rese conto che non serviva pronunciare parole per essere capito dalla matita:- Hai intenzione di mantenere davvero la tua promessa, mi farai disegnare benissimo?- la matita rispose:- Ma certo, purché tu non mi temperi mai più.- Max fece un cenno di assenso, poi però ci ripensò ed aggiunse:- Ma quando ti spunterai?- la matita replicò con sicurezza:- Non ti preoccupare, sono una matita magica, io non mi rovino con l’uso. Il mio nome è Mina e il tuo?- il ragazzo, non molto convinto disse:- Max, ma adesso potresti darmi una mano a fare questo disegno?- Mina diede un cenno d’assenso e iniziò a guidare la mano di Max in un nuovo foglio, con estremo stupore del ragazzo sulla carta si delineò il ritratto perfetto di sua madre, era incredibile. Max fece finta di niente, tornò in camera e fece anche l’ altro disegno. Passò una settimana dopo quella magia e ricominciò la scuola. La prima ora del lunedì mattina il ragazzo aveva, appunto, arte; quando il suo professore vide i disegni che aveva fatto rimase a bocca aperta, non credette a Max e lo costrinse a rifarli, quando vide che erano davvero opera sua decise di presentare il ragazzo ad un suo amico, uno scopritore di giovani talenti che rimase davvero estasiato dalle opere che Max aveva creato e convinse i genitori del ragazzo a farlo entrare in un istituto d’arte. Max si diplomò con voti altissimi, lui e Mina estasiavano tutti con i semplici disegni a matita e ben presto divennero famosi.