Questa è la nuova versione di una storia che ho scritto in 2^ media e che ho riutilizzato di recente come compito per casa. Spero che vi piaccia, è di circa 8 pagine quindi mettetevi il cuore in pace...Se trovate errori siete sempre pregati di dirmelo, nemmeno questo racconto potete copiarlo, sorry!
I guardiani dell’arcobaleno. v2
Era da giorni che Sam cercava riparlare con Lisa, la sua vicina di stanza, ma non riusciva mai ad incrociarla; il motivo per cui la stava cercando era molto semplice, voleva rivelarle i suoi sentimenti per lei; voleva dirle che l’amava da sempre ma il suo carattere introverso non gli aveva mai permesso di trovare il coraggio che gli serviva. Ora che aveva trovato il modo per dirglielo sembrava che lei lo evitasse. In quel momento sentì sbattere la porta della stanza di Lisa ed uscì, travolgendo la poveretta. La ragazza gli chiese che cosa fosse successo e lui le rispose che voleva farle leggere una storia, perché lui ben sapeva che le piaceva leggere. La ragazza acconsentì ed i due entrarono nella stanza di Sam. Il ragazzo le fece promettere di non parlare fino alla fine del racconto e la ragazza diede di nuovo il suo assenso. I fogli che Sam le mise tra la mani erano parecchi ma Lisa sapeva che il ragazzo scriveva bene, quindi non se ne curò più di tanto. Il titolo del racconto era: “I guardiani dell’arcobaleno” e diceva così:
“Maki era una ragazzina quattordicenne dai capelli biondi, lunghi fino alle caviglie; occhi turchesi, magra e alta. Abitava in una semplice cittadina, aveva la sua vita e i suoi amici. Non vedeva molto il padre perché era spesso era altrove, ma non sapeva dove; anche se lei e sua madre dicevano che era via per motivi di lavoro. L’uomo era gentile con tutti, tranne che con loro due, Maki doveva fare attenzione quando, per andare in palestra, si cambiava perché non voleva che altri vedessero i suoi lividi e cicatrici. Un giorno successe una cosa terribile: in circostanze misteriose la madre di Maki morì; il padre era appena ritornato dal suo viaggio e, quindi, la prese con se ed, insieme, lasciarono la cittadina e si trasferirono in un’altra città. A Maki dispiacque molto ma aveva imparato che non era bene discutere con il Tire. L’uomo le spiegò che da allora lei lo avrebbe servito, sarebbe andata a scuola fino alla fine delle superiori e poi gli avrebbe fatto da segretaria; i soldi che sua madre le aveva lasciato se li prendeva tutti lui e avrebbe pagato la villa dove sarebbero andati a vivere. Mise in chiaro che a lei era concessa solo una stanza, non avrebbe potuto dire a nessuno il loro nuovo numero di telefono, dove era la loro casa o qualsiasi cosa inerente alla loro vita o alla professione del padre; a scuola avrebbe dovuto parlare solo con i professori e di cose solo scolastiche, non doveva assolutamente essere bocciata. La trasgressione a una qualsiasi di queste regole avrebbe comportato botte, e tante.
Arrivarono alla villa, era enorme e il padre la informò subito che sarebbe stata lei a pulirla: da cima a fondo una volta al settimana e le disse anche che sarebbe stata lei a fare la colazione, il pranzo e la cena tutti i giorni. La accompagnò alla sua stanza, un sottoscala, e le diede i suoi bagagli, solo una sacca con poche cose perché il resto l’uomo lo aveva venduto. La ragazza decisa di dormire per non pensare a quello che era successo.
La mattina seguente si svegliò presto e preparò la colazione al padre e gliela portò in camera, visto che stava ancora dormendo si preparò per andare a scuola mettendo la nuova divisa e decise di acconciarsi i capelli in un chignon. Stava camminando, quando un lampo come quello di un flash la fermò. Quando smise di vedere lucine colorate si accorse che davanti a lei, per terra, c’era una cuore molto particolare, sembrava fatto di argento e, al centro, aveva una pietra azzurro chiaro come l’acqua marina, si guardò in torno per cercare il proprietario ma non c’era nessuno allora decise di tenerlo: allacciò la catenina al collo, nascose il cuore sotto la divisa e ricominciò a camminare. Appena arrivata a scuola si diresse verso lo studio del preside e lì chiese dove doveva dirigersi, le venne data la combinazione del suo armadietto, il piano delle lezioni e la mappa della scuola. Andò al suo armadietto e vi depositò i libri che il preside le aveva dato tranne e quelli che le servivano per la prima ora, prese astuccio e diario e si diresse nell’aula. Entrò e prese posto in terza fila come nella sua vecchia città ma una ragazza le si avvicinò e le disse che quel posto era occupato e lei decise di non attaccare briga e chiedergli allora dove si sarebbe potuta sistemare e lei le indicò un posto in ultima fila dove Maki si sedette. La classe si riempì ed ad un certo punto entrò la professoressa e tutti si sedettero, Maki seguì il loro esempio; la prof. fece l’appello e arrivata al suo nome disse: - Ah! Si, abbiamo una nuova studentessa, se vuoi alzarti Maki.- La ragazza si alzò e fece un inchino alla classe e si sedette. La lezione successiva comportava le stesse cose e lentamente arrivò la ricreazione. Maki andò al suo armadietto e prese la merenda che mangiò in fretta, poi si appostò su una panchina appena fuori dall’entrata e lasciò vagare la sua mente: le venne subito in mente il cuore e lo tirò fuori dalla maglietta; tastandolo scoprì che premendo la gemma si divideva a metà, all’interno trovò un foglietto ingiallito e scritto in corsivo molto obliquo e fitto
“ Se hai trovato questo medaglione sei puro di cuore, per attivare i suoi poteri devi dire:
-Potere dell’azzurro risvegliati dentro me-
E schiacciare la gemma che incomincerà a brillare e la sua luce ti avvolgerà.
Quello che accadrà dopo dipende solo da te; cerca nella tua città un bar.
-Le gemme dei Cuori-
Li troverai i tuoi compagni, coloro che ti aiuteranno.”
Maki rimase a bocca aperta, era quasi certa che avessero sbagliato persona, non era possibile che fosse lei, e, poi, non poteva disobbedire agli ordini di suo padre; al solo pensiero di quello che avrebbe potuto fargli sbiancò. Un’ombra la coprì e lei, mettendo via il medaglione ed il bigliettino in fretta e furia alzò lo sguardo e vide un ragazzo che la osservava, le chiese:
-Stai bene?-Lei rispose:
- Si, non dovrei?-
-Sei molto pallida...- osservò lui-...forse non ti senti bene?-
Ma Maki lo tranquillizzò e gli propose di dirle il suo nome: Otkio.
La campanella suonò e tutti si diressero alla porta per assistere alle lezioni, Maki intanto si stava dando della stupida per aver parlato con un compagno: era sicura che suo padre gliel’avrebbe fatta pagare e così fu. Arrivata a casa nascose il ciondolo, preparò il pranzo e apparecchiò la tavola nell'attesa che suo padre arrivasse, non dovette attendere molto. L’uomo arrivò come un bufalo sbattendo tutte le porte finché non si fermò davanti a sua figlia tremante e tuonò:
-Hai disobbedito, sai la tua condanna!- la ragazza si tolse la maglietta e diede a schiena a suo padre perché prendesse la cinghia e la percuotesse, dopo dieci colpi Maki non si reggeva in piedi e l’uomo la mandò in camera sua. Lei vi si diresse in fretta con la schiena sanguinante, arrivata iniziò a medicarsi come le aveva insegnato la madre. Decise di uscire ed andare a chiedere al padre cosa poteva fare, lui le rispose che doveva uscire e non farsi vedere fino all’ora di cena: e lei eseguì.
Il padre non le aveva detto di preciso dove andare così lei optò per “Le gemme dei Cuori” ben sapendo il rischio che comportava. Ci mise un po’ ma, alla fine, lo trovò; era un posto molto strano, aveva un che di particolare con la sua vetrina coperta di scatole di cioccolatini a forma di cuore. Maki represse le sue pause ed entrò.
Ad accoglierla, trovò tre ragazze e altrettanti ragazzi(tra cui quello che le aveva rivolto la parola quella mattina) e un signore che la fissarono, Maki balbettò:
-Mi dispiace, non volevo disturbarvi, ma ho trovato un foglio che mi diceva di venire qua...- i sette la guardarono e una ragazza chiese:
-Tu hai per caso uno di questi- e le mostrò un ciondolo identico al suo ma con la pietra di colore diverso, Magenta.
Rinfrancata da quella vista Maki tirò fuori il suo ciondolo dalla tasca e lo fece vedere ai sette, loro continuavano a fissarla, ad un certo punto impallidì e barcollò e dovette reggersi al tavolo per non cadere e si sedette, la punizione del padre era ancora fresca e doleva. Maki si decise a parlare:
-Ma perché continuate a fissarmi, lo so che deve esserci uno sbaglio e,comunque, questo ciondolo l’ho trovato per strada e volevo soltanto riportarvelo- e appoggiò il cuore sul tavolo
-Hai provato ad usarlo- chiese l’unico adulto della stanza e Maki scosse il capo -Be, provalo qui adesso-
Lei rispose:-Sicuri!?- e i sette dissero in coro:
-Certo!-
Maki era quanto mai preoccupata ma decise di pronunciare quelle parole:
-Potere dell’azzurro risvegliati dentro me- E premette il ciondolo al cuore, una luce calda la avvolse mentre l’uniforme scolastica lasciava il corpo e le cicatrici delle fibbiate rimanevano visibili, un vestito si avvolse attorno a lei, bellissimo, lungo fino ai piedi calzati da scarpe con il tacco, tutto di un turchese chiarissimo, quasi bianco; i capelli biondi raccolti nello chignon si lasciarono cadere lungo le spalle ed un bastone turchese lungo fino a terra con all’estremità il ciondolo entrò nella sua mano. Poggiò i piedi a terra e si guardò, terrorizzata chiese agli altri:
-Che cosa è successo?- e l’uomo le rispose:
-Sei diventata il capo guardiani dell’arcobaleno. - Maki continuava a non capire, chiese:
-Chi sono i guardiani dell’arcobaleno? A cosa servono? – Dakio lasciò la parola ad Otkio, in apparenza il loro capo:
- Siamo coloro che custodiscono l’arcobaleno. Narra un’antica leggenda che, per la nascita della figlia della regina ella avesse chiesto ad un mago molto potente di evocare una magia perché niente potesse fare del male alla principessa e al suo popolo, quando lei o i cittadini erano in pericolo un arcobaleno si mostrava nel cielo e coloro che il mago aveva scelto come suoi guardiani dovevano correre ad aiutare lei o gli abitanti.
Lei o coloro in pericolo erano il punto d'inizio dell’arcobaleno; coloro che il mago aveva designato per proteggerli erano dunque i “Guardiani dell’Arcobaleno”.
Noi, ragazzina, siamo i discendenti di quei guardiani e anche noi lavoriamo per aiutare la principessa. E Dakio è il discendente di quel mago.- La ragazza lo interruppe:
-E io?- Otkio lanciò uno sguardo agli altri guardiani come per chiedere se doveva continuare e loro fecero un cenno di assenso. Otkio riprese la storia:
- Dopo dodici anni la madre della principessa morì lasciandola in mano al padre, un uomo violento e crudele che la maltrattava. Mentre la stava picchiando, un giorno, le procurò un grandissimo dolore e l’arcobaleno splendette. I guardiani, affiancati dal mago, arrivarono in suo soccorso, ci fu una dura lotta tra il Re con i suoi scagnozzi e i ragazzi; essi stavano per soccombere ma la principessa, ripresasi, chiese al mago di fornirle dei poteri magici in modo da poter aiutare i guardiani. Il mago esaudì il suo desiderio e le fornì un potere equivalente a quello di tutti loro messi assieme ma, al contrario di quello degli altri, il suo richiedeva l’energia della persona che lo evocava perché l’altro procedimento avrebbe comportato l’uso di molto tempo, cosa che loro non avevano.
Insieme il mago e la principessa sconfissero il Re. La ragazza sposò il suo fidanzato, principe della terra vicina. Insieme ebbero vita felice, almeno fino alla morte della madre. Tu ragazzina sei la discendente di quella principessa e noi siamo i tuoi guardiani.- Maki non era proprio convinta, ma diede per buone le sue parole.
-Ritorna e vesti- disse, e tutto tornò come prima, gli altri erano sbigottiti –E adesso che cosa ho fatto?-chiese spazientita.
Otkio, le disse:
-A noi ci sono voluti mesi per capire questa formula, come facevi a saperla, noi abbiamo avuto tanti di quei problemi con i vestiti di ricambio.(sigh)- la ragazza sorrise ma poi ricordò gli ordini del padre e ritornò seria, nooo, aveva parlato con quei ragazzi e fuori dalla scuola. Suo padre l’avrebbe uccisa, ne era certa, si sentì mancare le gambe e cadde in ginocchio sbiancando in viso:
-Vi ho parlato, vero?-chiese e Dakio le rispose:
- Sì, ma cosa ti succede...- e le diede un po’ d’acqua. Maki prese la giacca e fece per andarsene quando Otkio la fermò prendendole il braccio, lei lo guardò implorante ma lui disse:
-Se hai bisogno di aiuto conta su di noi, come vedi veniamo tutti dalla tua scuola, ci trovi li, noi ragazzi facciamo parte della squadra di calcio e le ragazze di quella di pallavolo. Siamo:
Lyla con l’indaco, Kita con il rosso, Tish con il violetto, Kotio con il blu, Xam con il verde, Iju con l’arancione e io, Otkio, con il giallo; tu, principessa, come ti chiami?- Maki non poteva rispondere ma loro erano i soli che potevano diventare suoi amici:
- Maki - disse e scappò a casa per fare la cena al padre che si era chiuso nel suo ufficio.
Prese il vassoio e portò la cena a suo padre tremando, Tire l’assalì subito chiedendole dove, come e con chi era stata; lei rispose che era stata in centro da sola. Per fortuna l’uomo le credette ma le disse che, se avesse parlato con i suoi compagni l’indomani, si sarebbe fatta molto male. Tire andò a dormire ma Maki doveva ancora finire i compiti, si sedette sul letto e iniziò le difficili espressioni algebriche, poi passò alla letteratura e, infine, alla storia imbattendosi nei cavalieri della Tavola Rotonda e immergendosi nelle loro avventure finché il suo orologio non segnò la mezzanotte. Spense le luci e si coricò tenendo stretto in mano il Cuore.
La mattina seguente fece le solite cose e andò a scuola ma, all’ora prima dell’intervallo decise di fare una pazzia, scrivere un bigliettino a Otkio per chiarire la situazione e darglielo “per sbaglio”, sapeva che era molto pericoloso ma decise di farlo lo stesso:
“ Mi dispiace per come mi sono comportata ieri, mi piacerebbe se tu porgessi le mie scuse anche agli altri. Come posso aiutarvi in quello che state facendo? Io non posso più uscire di casa ne andare in giro di pomeriggio per colpa di mio padre, gli dovrò fare da segretaria. Scusa, ho divagato. Ti pregherei di darmi la risposta in modo casuale o mettendole dentro il mio armadietto, qual è il tuo?”.
Durante la ricreazione lo cercò vicino ai campi di calcio, ma lo trovò, invece, seduto sulla sua panchina; decise in ogni modo di fare la messinscena e fare finta che gli fosse caduto il foglietto e ,mentre gli chiedeva se il biglietto era suo, gli concesse una delle rare volte in cui guardava qualch’uno in faccia, ma lo fece con tutta l’insistenza che gli occhi azzurri potevano trasferire a quelli verdi, alla fine, il ragazzo capì il sotterfugio e prese il biglietto.
Andando a casa pensò che quella giornata non fosse stata del tutto sprecata. Nel bigliettino di risposta il ragazzo disse in nome del gruppo che non importava ma, se avesse avuto problemi poteva sempre chiedere aiuto a loro.
Venne dopo una settimana il bigliettino che le chiedeva di aiutare il gruppo, lei non sapeva come fare per chiedere a suo padre il permesso di uscire il pomeriggio, ma, dopo aver provato tutti i tipi di reazioni che il padre poteva avere, si decise a fare quella fatidica domanda e Tire, stranamente, le rispose di sì. Maki era sicura che l’uomo le nascondesse qualche cosa ma approfittò comunque della risposta affermativa, l’uomo, che la stava osservando, le ordinò di uscire e di tornare all’ora di cena. Maki andò al bar, Le gemme dei Cuori. Arrivata trovò i ragazzi che stavano discutendo della sua risposta; entrò dicendo:
-Mi ha detto di sì, posso venire con voi!- e gli altri esultarono insieme a lei. Maki riprese subito il controllo, stava per affermare che doveva fare attenzione quando una sirena uscì dalla cassa che di solito trasmetteva musica. Tutti smisero subito di festeggiare e Dakio corse al computer, una spia rossa lampeggiava in un punto della mappa della città:
- E’ nell’incrocio tra la Terza e la Quattordicesima strada- disse Dakio –Maki, ci accompagni?-, la ragazza commise l’imprudenza di accettare.
Si nascosero in un vicolo e si trasformarono; erano tutti bellissimi:
Le ragazze erano tutte vestite con un vestito corto e scamiciato di vari colori: Lyla indaco, Kita rosso, Tish violetto.
Tutti i ragazzi portavano uno smoking dalla camicia bianca e con la cravatta: Kotio blu, Xam verde,
Iju arancione, Otkio giallo.
La loro aura di potere era palpabile e, quando anche Maki si trasformò, nulla e nessuno poteva batterli. Era strano, i Guardiani camminavano l’uno accanto all’altro con Maki dietro: sembravano proprio l’arcobaleno nel cielo.
Arrivarono all’incrocio e trovarono un caos incredibile dove strane piante simili a palme dotate di tentacoli lanciavano tutto quello che riuscivano a prendere, il fulcro era il centro della strada, un uomo con una lunga barba folta e nera tenuta assieme in treccine come i capelli altrettanto neri e folti; portava una camicia senza maniche in stile Hawaiano e pantaloncini corti. Appena li vide rise, o meglio emise un suono grattuale simile ad una risata di scherno e disse:
- Ecco i nostri paladini, pronti per il carnevale... – ma non fece in tempo a finire la frase perché fu attaccato ed imprigionato insieme alle sue piantine. Toccò a Maki dare il colpo di grazia, evocando il potere del cielo alzò il bastone con il ciondolo, solo lei possedeva quest’arma, e iniziò a uscire dalla gemma turchese un fortissimo vento che avvolse e distrusse il nemico. Maki era sorpresa, per lei non aveva comportato molto sforzo evocare una magia così potente.
Tornarono nel vicolo e dissero:
- Ritorna e vesti – e ripresero le loro sembianze. Maki guardò l’orologio e scoprì che era in ritardo per la cena; impallidì, disse ai ragazzi che doveva scappare, suo padre l’avrebbe fatta a pezzettini.
Arrivata a casa scoprì che l’uomo l’attendeva sulla porta e disse senza lasciarla spiegare:
- Subito nel mio ufficio- e l'afferrò per il braccio trascinandola su per le scale fino alla stanza.
Entrarono e chiusero la porta, Tire era infuriato:
- Dove sei stata?- le sbraitò- Come ti sei permessa di disobbedirmi?! Questa la pagherai cara. Togliti la giacca.- La ragazza eseguì tremando ma, mentre apriva la cerniera del gilet, uscì il ciondolo. Cercò di nasconderlo, ma il padre fu più veloce di lei, glielo prese e lo staccò dal collo. Maki non sapeva cosa fare, ma ci pensò l’uomo a decidere per lei, perse la cinghia e iniziò a dargliele di santa ragione. Le disse:
- Sono felice che tu sia una di loro, sarà più semplice ricattarli. Gli manderò un biglietto con un invito qui a casa nostra e li prenderò in trappola. E tu sarai la mia esca. Oggi ne era comparsa una nuova ma mai avrei creduto fossi tu. Li prenderò in trappola, ma, nell’attesa mi accontenterò di punire te.- E ricominciò a picchiarla.
Dopo averla picchiata abbastanza da aver attenuato il suo desiderio di vendetta se ne andò, purtroppo Maki non riusciva a reggersi in piedi e a muoversi, non avrebbe mai immaginato che il suo peggior nemico, in tutti i sensi, fosse suo padre. Cercò di prendere il telefono per avvertire i ragazzi ma svenne nel tentativo. Quando, finalmente, rinvenne era ormai l’ora dell’appuntamento e uno scagnozzo di suo padre la venne a prendere per portarla nel loro salotto dove erano riuniti tutti i suoi compagni e suo padre. Tire stava appunto dicendo:
- ... ho qui qualch’uno che potrebbe farvi cambiare idea...- la guardia la portò dentro e la consegnò tra le mani di suo pare che continuò il suo discorso – ... forse la riconoscete meglio così... – e le tolse la matita che teneva lo chignon. I suoi lunghi capelli caddero sulle spalle e i ragazzi trattennero il respiro, Maki si limitava a piangere in silenzio mentre i capelli sulla schiena si bagnavano del suo sangue. Tire proseguì il suo discorso:
- Avevo fatto tante congetture su chi potevano essere i Guardiani ma mai avrei mai immaginato che anche mia figlia fosse una di loro, non credevo che la mia famiglia potesse cadere così in basso. Certo che, vista sua madre, non mi stupisco che lei sia così; non ho dovuto neanche faticare molto per ucciderla, mi è bastato trarla in trappola. Ma tu, Makiendolenda, non sei degna di essere mia figlia... – La ragazza si riprese e disse a sua volta:
- Io non voglio esserlo... – ma non finì la frase perché la cinghia di suo padre si era di nuovo abbattuta sulla sua schiena strappandole un gemito sommesso. La ragazza non vi badò e, appoggiandosi al muro, si alzò in piedi e affermò:
- Potrai colpirmi quante volte vorrai ma io questa volta non mi sommetterò a te, preferisco morire.- , venne colpita di nuovo e barcollò ma Otkio venne in suo aiuto e a sorresse; il suo abito si sporcò del sangue della ragazza e, solo allora, capì quanto soffriva. Vide nei suoi occhi terrorizzati una stanchezza che non aveva mai colto, la ragazza svenne, ma riuscì in ogni caso a rivolgere una parola di ringraziamento ai ragazzi. Cadde e, prima che Tire potesse fare qualche cosa, Otkio e i Guardiani scomparvero portandosela dietro.
Quando la ragazza rinvenne erano passati due giorni e le sue ferite erano state bendate; provò ad alzarsi ma ciò le procurò una fitta di dolore e non riuscì a reprimere il gemito. Sentì un suono di voci che si avvicinava e aprì gli occhi per vedere la provenienza di quel rumore; la prima cosa che le colpì l’occhio fu una luce accecante che, in realtà, non era altro che il sole che le batteva sulle palpebre. Un’ombra la coprì e, dopo averla messa a fuoco, scoprì dai lineamenti che si trattava di Otkio; pronunciò il suo nome con voce debole e lui si voltò subito a vedere ciò che era successo. Maki provò un’indescrivibile gioia nel rivedere il suo sorriso, e altrettanto provò Otkio.
- Sei sveglia finalmente. Come ti senti? – domandò e la ragazza rispose:
- Come se mi fossi rotta in due. Sono stata svenuta per molto?-
- Solo per due giorni – affermò il ragazzo – Ti abbiamo medicato come meglio potevamo. Ma perché non avete mai detto niente tu e tua madre?-
La ragazza lo guardò in un modo strano ma incominciò comunque a parlare in tono monotono, rivelandogli ciò che aveva tenuto nascosto a tutti sino a quel momento:
- Vedi mia madre era una ballerina, un giorno si ammalò e mio padre le prestò soccorso; lei s'innamorò perdutamente di lui, ma non era ricambiata. Un giorno ereditò una gran fortuna dalla sua prozia e, allora, Tire le chiese di sposarlo; felicissima mia madre accettò.
Dopo un anno nacqui io, mio padre non se l’era aspettato e iniziò a disprezzarmi, invece, mia madre mi voleva tantissimo bene. Mio padre era via per lunghi periodi ma, quando tornava, trovava sempre il modo di umiliarmi; sai i miei capelli, nessuno è mai riuscito a tagliarli, nemmeno io e lui me li tirava per vedere se così riusciva a toglierli. Solo prima di morire mia madre mi ha spiegato che solo chi mi ama potrà tagliarmeli. Tire mi ha sempre trattato male; quando è morta mia madre ci ha fatto trasferire nella villa dove teneva delle riunioni segrete. Io non ne ho mai saputo niente di quello che faceva ma, quando ieri sera sono tornata tardi, lui mi ha picchiata fino a farmi svenire e mi ha preso il ciondolo; ho cercato di avvertirvi ma non riuscivo a muovermi. Mi dispiace.- e si mise a singhiozzare piano come aveva fatto qualche sera prima. Otkio si sedette accanto a lei sul letto, la abbracciò e la consolò come meglio poteva. Il ragazzo prese il telefono e chiamò gli altri dicendogli di raggiungerlo.
Arrivarono mentre Otkio cercava di aiutare Maki ad alzarsi, lei gli aveva appena chiesto se poteva lavarsi i capelli e lui la stava accompagnando in bagno. I ragazzi furono felicissimi di vedere che si era ristabilita e le ragazze andarono in bagno con lei per aiutarla. Otkio raccontò a Kotio, Xam e Iju ciò che gli aveva detto la ragazza. Tutti e tre erano costernati, non avrebbero mai pensato che quella ragazzina così buona e gentile nascondesse un dolore così grande. In realtà erano stati loro a curare Maki perché le ragazze avevano paura di quello che avrebbero trovato.
Lyla uscì dal bagno, era pallidissima. I ragazzi le domandarono cosa fosse successo, lei balbettò- Cambiato fasciature, la schiena di Maki, è terribile, cicatrici, sangue...- ed altri pezzi sconnessi di frasi. Xam aiutò lei e le altre ragazze che erano appena uscite dal bagno a sedersi. Avevano lo stesso colorito di un cadavere. Maki le raggiunse poco dopo, con i capelli raccolti dentro ad un asciugamano, in bilico sulla testa. Si sedette sul letto e rimase in silenzio ad aspettare che qualch’uno iniziasse a parlare. In quel momento la porta della stanza si aprì nuovamente e Dakio comparve sulla soglia con una notizia ed un oggetto. –La città è nel caos, Tire ha scatenato tutta l’allegra compagnia. Siamo nei guai.- si volse verso Maki- Ci serve anche il tuo aiuto, so che sei molto debole, ma abbiamo bisogno di te- La ragazza rispose- Non posso, non ho più il ciondolo...- ma Dakio l’interruppe- Eccolo! Ho ricreato qualche cosa di simile a quello fatto dal mio antenato. Provalo!- E gli tese il cuore; Maki lo prese e disse-Potere dell’azzurro risvegliati dentro me!- ma non successe niente. Maki ispezionò l’oggetto, era identico a quello vecchio, era lei che non funzionava! Alzò lo sguardo e vide che i suoi amici la stavano osservando. Chiuse gli occhi e trovò il muro che suo padre aveva creato nella sua mente per impedirle di usare la magia. Si sedette sul pavimento e incominciò una dura lotta contro quell’ostacolo, lentamente ma inesorabilmente la barriera si assottigliava. Dopo un’ora era finalmente crollata. Maki si alzò e, senza aprire gli occhi, disse- Potere dell’azzurro risvegliati dentro me!- e premette il ciondolo al cuore, una luce calda la avvolse mentre il vestito lasciava il posto al lungo abito. I ragazzi erano pronti a partire. Raggiunsero il centro della battaglia, la Prima strada, quello che di solito era il luogo d’incontro di molte acquirenti ora era un disastro; vetrine rotte, distruzione...e tutto quel caos si concentrava su di un uomo coperto da una tunica nera, Maki fu la prima a riconoscerlo, era Tire. L’uomo si accorse subito della loro presenza e disse:- Questa, allora, è la resa dei conti Maki.- E mentre la ragazza concentrava la sua attenzione su suo padre i 7 guardiani con Dakio partirono all’attacco.
La lotta ingaggiata da Maki e Tire era spaventosa, i due immensi poteri messi al confronto crearono una barriera intorno ai due per far si che nessuno potesse intromettersi tra di loro durante il combattimento. I colpi diventarono sempre più duri e veloci e precisi. Maki non riusciva più a tenere il ritmo del combattimento e, dopo poco tempo, si ritrovò in ginocchio protetta solo da un flebile scudo che minacciava di cedere da un momento all’altro. In quel momento le passò davanti tutta la sua vita e venne sommersa dall’odio per l’uomo che la stava per sconfiggere, chissà come riuscì ad alzarsi, raggruppò le ultime forze che le erano rimaste ed evocò l’unica magia che poteva sconfiggere suo padre, il “canto del cigno” la stessa magia che aveva dovuto evocare sua madre prima di morire, in effetti questa magia si chiamava così perché quasi sempre chi la evocava faceva l’ultima cosa della sua vita. E così parve che fosse anche per Maki perché distrusse Tire ma cadde a terra esanime, gli scagnozzi di Tire scapparono e i guardiani andarono alla sua ricerca, non fu molto difficile trovarla, il suo vestito chiaro splendeva come un faro in quel luogo tetro, ed il colore del suo viso era identico a quello dell’abito. Fu lampante per tutti che Maki era in fin di vitae Otkio si gettò su di lei per controllare se respirava ancora. Maki non si rendeva conto di quello che succedeva, vide se stessa come in un sogno, si vide cadere e perdere i sensi ancora prima di toccare terra e vide anche Otkio che controllava se era viva, lo osservò muovere la testa in un gesto eloquente che non le fece rimanere dubbi, era morta. Eppure perché vedeva tutto questo? Perché non si trovava in paradiso o all’inferno, dove era, cosa stava succedendo? Sentì una voce che le parlava all’orecchio e nello stesso tempo le sembrava provenire da un altro mondo:- Perché non torni da loro?- lei non sapeva spiegarsi questa domanda e, in assenza di una risposta la voce continuò:- Non ti sei accorta che c’è chi ti vuole bene; tu sei l’unica a non esserti resa conto che Otkio ti vuole più che bene. Ora devi tornare da loro perché è a loro che tu puoi affidare la tua vita senza alcuna riserva, fidati di ciò che ti dice tua madre. A sentire quelle parole e nel riconoscere quella voce Maki credette di rinascere, e fu così che si trovò nuovamente nel suo corpo ed Otkio se ne rese conto subito:-Maki- urlò e lei aprì gli occhi, lo guardò e poi svenne nuovamente perché il combattimento l’aveva ridotta allo stremo delle forze. Il ragazzo la prese tra le braccia e, con un incantesimo, tornarono al bar dove fecero stendere la ragazza e, con un potente incantesimo, la guarirono e la fecero risvegliare. Ci volle una settimana prima che Maki si riprendesse completamente e, appena finita la convalescenza invitò tutti loro a vivere nella sua villa che ormai era stata completamente pagata ma in cui lei aveva paura di vivere da sola e, poi, aveva bisogno di un maggiorenne che compilasse tutte le carte che lei non poteva fare, essendo minorenne; per questo Dakio era più che utile in casa. Alla fine tutti andarono a vivere alla villa e lei ne fu molto contenta.
Una sera era sulla terrazza del soggiorno quando sentì qualch’uno avvicinarsi, si trattava di Otkio. La ragazza lo osservò avvicinarsi e si accorse che i lineamenti del suo volto mostravano una sorta di decisione che lei aveva visto solo in rare occasioni. Quando fu a meno di un passo da lei si fermò e le disse quello che le premeva dentro dal giorno che l’aveva vista per la prima volta:-Ti amo.- Maki non potè fare a meno di rimanere a bocca aperta, poi rispose:- Sentiti ricambiato.- ed il ragazzo sorrise mentre si chinava su di lei e le dava un bacio in cui erano dette tutte le parole che lui aveva per lei. In quel momento Maki capì che la sua vita avrebbe avuto un cambiamento radicale.”
Quando Lisa ebbe finito di leggere rimase qualche minuto in silenzio, questo fece temere a Sam che la storia non le fosse piaciuta. Quando la ragazza si girò verso di lui Sam non perse tempo e le disse:- Come Otkio rivelò i suoi sentimenti a Maki anch’io ti rivelo i miei. Ti amo.- Lisa lo guardò in faccia e, con il dolce mormorio del mare alle spalle il sogno di Sam si avverò come in una favola perché Lisa disse:- Sentiti ricambiato- ed, insieme, si misero a ridere.
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